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Missione vissuta e pensata

Un atteggiamento fecondo per il Capitolo
Comboni Press

Dal 29 giugno al 2 luglio si celebra a Limone il 4° Simposio dedicato quest’anno al tema: Il carisma comboniano in un mondo globale, verso un nuovo paradigma di missione. Il sito comboni.org ne pubblicherà alcuni testi in attesa di allestire una sezione propria a questi incontri annuali di riflessione. Il primo intervento: Facendo Memoria dei Simposi di Fernando Zolli.

Limone, 30.06.2009


FACENDO MEMORIA DEI SIMPOSI

Premessa

La missione “vissuta” e “pensata” devono articolarsi dialetticamente; devono anche stimolarsi e provocarsi se necessario reciprocamente, perché una missione che dà enfasi al fare può diventare generica, ripetitiva, inefficace e sterile. Quella che dà enfasi alla teoria può perdersi in elucubrazioni e astrattismi. Teoria e prassi devono necessariamente procedere insieme. Giustamente il Capitolo Generale del 2003, ben cosciente del pericolo dell’attivismo e della predominanza del “fare” della missione comboniana, negli elementi di programmazione per il governo, sottolineava l’importanza di “promuovere gruppi di riflessione a livello continentale…” (AC 2003 139.4), orientamento che purtroppo non è stato organizzato in maniera omogenea e con la stessa efficacia nei vari continenti, per ragioni che non è il caso di approfondire qui.
I Simposi di Limone, promossi dalla Provincia Italiana, con l’appoggio del Gruppo Europeo di Riflessione teologica (GERT) e dalla province Europee ha continuato a promuovere la riflessione teologica e missionaria, rivisitando il carisma di Comboni, in vista di una contestualizzazione del ministero apostolico anche in Europa.
C’è da vincere però quella tentazione di considerare il tempo e le energie dedicate alla riflessione e alla ricerca come un lusso per un gruppo ristretto. Il prossimo Capitolo dovrà senza dubbio riprendere questo orientamento e dare direttive efficaci perché si riqualifichi la stessa formazione permanente e ogni continente possa contribuire alla ricerca e alla contestualizzazione del servizio missionario sempre più sollecitato dai cambiamenti epocali e da una crisi sistemica che tocca non solo la questione finanziaria, ma l’insieme dei valori della convivenza tra i popoli e del pianeta terra.

Cammino percorso

Nel Simposio del 2008, Benito De Marchi, ci ha presentato la memoria dei due simposi realizzati nel 2006 e nel 2007(1) e il cammino percorso, sottolineando la questione ermeneutica dell’approccio a Comboni, alla sua esperienza missionaria e alle Fonti. Il testo (nella versione italiana e inglese) presentava i risultati raggiunti, la necessità e l’urgenza di una nuova immaginazione/prassi missionaria anche per il continente europeo, invitando la Famiglia Comboniana a rivedere il proprio ruolo, la metodologia, le strategie da adottare e alcune tematiche aperte da affrontare. Man mano che la riflessione avanza, non mancano le obbiezioni e qualche resistenza, ma non mancano neppure i segni di un rinnovamento che, anche se in una maniera ancora poco consistente, ci motivano ad andare avanti con fiducia, sapendo che la novità si fa strada lentamente e spesso é ostacolata.

Il Simposio del 2008. Il Piano e la Missione Globale

Il Simposio del 2008 ha preso in considerazione Il Piano del Comboni, come uno degli elementi fondanti del carisma comboniano; il Piano è stato rivisitato in maniera magistrale da Joaquim José Valente da Cruz (2) e da Francesco Pierli (3), il primo lo ha riletto nel suo contesto storico e nel pensiero del liberalesimo del XIX secolo; Pierli nello scenario della globalizzazione e della missione oggi.
Il Piano concepito da Comboni era frutto di un movimento con una spinta dall’alto, come espressione dell’amore misericordioso di Dio verso l’Africa, ma anche come spinta dal basso, perché frutto di ricerca, di dialogo, di riflessione e di studio a partire dalla stessa prassi di Comboni, era concepito come strumento del mondo cattolico, soprattutto europeo, per la rigenerazione dell’Africa e proponeva di rendere l’africano soggetto e protagonista della sua ri-nascita.
In un certo senso il Piano del Comboni era a senso unico: dall’Europa verso l’Africa. La globalizzazione attuale ci fa recepire come la missione deve essere concepita e vissuta in termini di reciprocità e di inter-dipendenza, dove gli evangelizzatori e gli evangelizzati prendono sempre più coscienza che appartengono allo stesso unico popolo, anche se “di ogni lingua, razza e nazione” (Ap 5, 9), rigenerati nel Sangue dell’Agnello. Una missione che provochi “l ‘abbattimento del muro della separazione” (Ef 2, 14), dell’odio, del complesso di superiorità o di inferiorità, che abbatta ogni muro strutturale e geografico, per promuovere sempre più una presenza missionaria negli spazi sociologici e culturali della vita umana, soprattutto nei contesti di povertà ed emarginazione.
Ecco perché, durante il simposio è stato dato largo spazio alla riflessione sulla questione dell’ad gentes.
Aiutati da Robert Schreiter, teologo e ricercatore della Chatolic Theological University di Chicago, i partecipanti sono stati aiutati a comprendere come nelle tre epoche di globalizzazione sono coincise altrettante epoche della missione evangelizzatrice(4). In ogni epoca l’ad gentes si è colorato di visioni, interpretazioni e di codici particolari, a seconda della mentalità e dell’influsso del pensiero dell’epoca.
Il laboratorio ha suggerito di rivedere il concetto di ad gentes, perché non più consono a rispondere alle sfide della realtà globale e superare gli schemi e paradigmi adottati nel secolo XIX, secolo in cui molti Istituti missionari che si considerano esclusivamente ad gentes hanno visto la luce, inclusi i Missionari e le Missionarie comboniane.

Missione di reciprocità

La reciprocità e l’interdipendenza della missione nei vari continenti è stata arricchita da due pannelli. Nel primo, alcuni missionari africani hanno riletto la loro esperienza missionaria alla luce del Piano e delle sfide epocali. Nel secondo alcuni missionari europei di ritorno e impegnati nella missione in Europa dopo lunghi periodi di presenza missionaria in Africa e in America Latina. Tutti hanno ribadito che la reciprocità e l’interdipendenza è ancora in fase embrionale e il dialogo è ancora un balbettio. É stato però sottolineato che la reciprocità deve esprimersi nell’accoglienza della diversità culturale e dell’approccio metodologico necessariamente pluralista. La reciproca stima e fiducia tra missionari provenienti da aree culturali e sociali diverse proietta verso un paradigma missionario non più univoco e stereotipo, ma sempre più diversificato e esistenziale.

Quale Piano per i Comboniani?

Dal Piano del Comboni al piano dei Comboniani, è questo anche il tema del prossimo Capitolo Generale.
Il laboratorio del Simposio ha suggerito alcune condizioni:
  • prima di tutto deve evitare la frammentarietà e l’autorefenzialità. Voler concepire un piano senza un’articolazione con le altre componenti della Famiglia Comboniana è venir meno alla utopia comboniana. Comboni lo ha concepito come inclusivo e aperto al coinvolgimento di tutte le forze missionarie, da uomini e donne, consacrati e laici.
  • Formulare un piano partendo esclusivamente dalla propria visione e dalla propria scheda anagrafica (istituti con una media di età sempre più elevata), senza coinvolgere i destinatari, prima di tutto i poveri, la chiesa locale, soggetto di missione, soprattutto quelle chiese dove i missionari e le missionarie sono inseriti, gli altri istituti missionari e movimenti laici; senza una lettura attenta e sapienziale dei segni dei tempi, vuol dire formulare un piano ancora a senso unico, dove prevarranno i servizi che l’Istituto può offrire, spesso a carattere amministrativo e assistenziale, piuttosto che come stimolo profetico per la fraternità universale e l’affermazione dei valori del Regno e il protagonismo dei crocefissi della storia.
  • Senza dubbio il vino nuovo del rinnovamento non potrà essere versato in otri e contenitori obsoleti, confezionati in altre epoche storiche attraverso un linguaggio e una struttura che non corrisponde più alla realtà di oggi.
  • È necessario rivedere anche il concetto dell’ad extra, dell’ad pauperes e dell’ad vitam, elementi che appaiono spesso nelle caratteristiche della nostra identità missionaria. In uno studio preparato da C. Dotolo e F. Zolli, su “Linguaggio e prassi missionaria” per i capitolari europei veniva dato un primo imput. L’ad vitam non potrebbe essere considerato come impegno personale promesso per sempre ma per la salvaguardia e la promozione della vita, soprattutto dove essa è calpestata e rifiutata? L’ad pauperes non potrebbe essere la scelta cosciente e motivata di uno stile di vita povero di presenza e di condivisione con i poveri in ogni parte del globo? L’ad extra non potrebbe essere concepito come esodo da se stesso e apertura all’altro, alla sua diversità, al dialogo interreligioso e all’accoglienza?

    Prospettive aperte

    Per accorciare il divario tra una missione pensata e quella vissuta, soprattutto nel continente europeo rimangono aperte alcune sfide che attendono risposte più precise ed efficaci:
  • per esempio le mediazioni per coinvolgere sempre di più i membri della famiglia comboniana a considerare l’Europa non solo il campo dove si viene per raccogliere fondi, ma dove è necessario seminare e coltivare, come si fa in ogni parte del mondo; in altre parole che la Animazione Missionaria sia piuttosto una presenza missinaria in un contesto di evangelizzazione in senso ampio.
  • Rinnovare e riqualificare la formazione permanente perché i missionari che vengono in Europa siano aperti ad inculturarsi in questo nuovo contesto globalizzato.
  • Rendere sempre più visibile la presenza missionaria come comunità internazionale e inter-culturale, come segno di una fraternità prefigurata già nei vari contesti culturali e geografici.
  • Promuovere una spiritualità missionaria incarnata nella vita dei poveri, illuminata dalla Parola e sostenuta dall’Eucarestia, con il prisma della misericordia del Pastore trafitto, piuttosto che arroccarsi sui testi fondanti e sui vademecum.

    Il cammino continua

    Nel Simposio che stiamo appena iniziando, vorremo mettere a fuoco il Carisma, la lettura dei segni dei tempi e la prassi missionaria di Gesù storico, come i parametri per una nuovo paradigma di missione per l’Europa ma anche per l’Istituto, come contributo per le assemblee capitolari della Famiglia Comboniana, quello dei Missionari Comboniani nel 2009, quello delle Missionarie Comboniane nel 2010.

    Fernando Zolli
    fernando.zolli@gmail.com

    1 De Marchi, Memoria dei Simposi precedenti e il cammino percorso. Il Piano e la missione globale, Quaderni di Limone Luglio 2008, pp. 9-20.
    2 Joaquim José Valente da Cruz, Il vigore dell’utopia. Elementi per una lettura storica del Piano di Comboni, Quaderni di Limone, Luglio 2008, pp.21-74
    3 Francesco Pierli, Il Piano di Daniele Comboni, Quaderni di Limone, Luglio 2008, pp.98-118
    4 Robert Schreiter, Global Mission, Il Piano e la Missione globale, Quaderni di Limone, Luglio 2008, pp. 75-95
  • MILLE VITE PER LA MISSIONE
    "santi e capaci… per fare causa comune... con i più poveri e abbandonati"
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