Il carisma oggi
Un apporto alle riflessioni del Capitolo |
di p. Danilo Castello
Un intervento che si inserisce in quello stretto spazio che si apre tra la “Missione pensata” e la “Missione vissuta”, spazio riservato alla “Teologia narrativa” di cui la teologia occidentale ha perduto “l’innocenza”.
Limone 02.07.2009 |
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Vorrei inserire il mio intervento in quello stretto spazio che si apre tra la “Missione pensata” e la “Missione vissuta”. Questo spazio e’ riservato alla “Teologia narrativa” di cui purtroppo la teologia occidentale ha perduto “l’innocenza”. Del resto, il fenomeno cristiano, come dice Schillebeeckx e’ un “raccontare” quanto e’ avvenuto.: “noi abbiamo visto il Signore”. In questa prospettiva vorrei “ritradurre” (come tradurre in un’altra lingua) ( o meglio “riportare all’originale) quanto e’ stato detto finora. In questa luce mi pare di poter individuare quattro valenze del “Carisma”: CATARTICA, MISTICA, MISSIONARIA, CRITICA. Cerchero’ di vedere queste quattro valenze del Carisma nel vissuto del Comboni e nel nostro vissuto. Nel contesto dell’anno Paolino che si e’ chiuso l’altro ieri il valore emblematico della Conversione di Paolo ci serve di punto di riferimento per leggere il carisma del Comboni e nostro. Il carismatico e’ una persona abitata e animata dallo Spirito. E’ stato sottolineato che carisma significa irruzione dello Spirito Santo, vento che “soffia dove vuole”. Ora il Comboni parla pochissimo dello Spirito, e tuttavia tutti gli riconoscono il carisma che lo ha reso “capace” per l’unica missione nella quale si sentiva identificato: “L’Africa e i poveri neri si sono impadroniti del mio cuore”. Ecco allora le quattro valenze del Carisma in Comboni e nei discepoli.
1. Valenza catartica: In questo Simposio si e’ fatto qualche cenno a questa valenza ma e’ un tema che merita di essere ripreso. Prima di tutto lo Spirito, nella sua “irruenza” manda in frantumi quel “muro di bronzo” di cui parlano i Padri del deserto (l’essere centrati su di se), che ci separa da Dio. Questo eventoopera come una “seconda conversione” che segna come lo spartiacque della vita. In tutti i Santi e’ avvenuto questo. Ogni Santo ha avuto la “ sua Damasco”.
• Anche Comboni ha avuto la sua Damasco e il crollo delle sue sicurezze. L’estate del ’57 era incominciata male con una paurosa caduta di entusiasmo che lascia Daniele disorientato, turbato , al buio. Dopo la sua adesione al gruppo di volontari della prima spedizione mazziana, Daniele e’ assalito da dubbi, ansieta’ e forti perplessita’. Il grosso volume che raccoglie i suoi “SCRITTI” si apre con una lettera spedita il 4 Luglio da Verona. E’ INDIRIZZATA AL Parroco di Limone Don Pietro Grana. Parla di “gravi difficolta’ e “di turbamento che agita il suo animo “. Arriva a dire , in queste circostanze “non voglio partire per la Missione Africana”. Angoscia e “costernazione”. Non sa piu’ che cosa fare. E’ nel tormento dell’incertezza : “non so piu’ a quale partito appigliarmi”. E’ a terra e al buio.
• Unfinished Agenda – La storia di Comboni come quella di Paolo e’ paradigmatica. Chi dice che la Missione “nuova” che tutti sogniamo non si trovi sulla “Via di Damasco”? Quand’e’ che la Missione assumera’ la kenosis come punto di partenza? Quando cessera’ di montare il cavallo delle sicurezze umane e dei protagonismi? Cosa significa l’espressione “missio Dei”?
2. Valenza mistica: nella dimensione mistica bisogna tener presente due componenti quella personale (in cui uno si sente partecipe dell’”unzione messianica di Gesu’”) e quella relazionale (dove il carisma diventa “evento ecclesiale”). Cf. Benito
• Personale : “….Tener sempre gli occhi fissi su Gesu’ Cristo – amandolo teneramente.” E’ la sintesi perfetta della “dimensione mistica” di Comboni . Nata probabilmente ai piedi del Crocifisso di bosso nella Parrocchiale di Limone, e’ cresciuta nella forma di un rapporto di intimita’ col Cuore di Cristo nelle ore passate in preghiera durante il periodo di formazione nella Chiesa di S. Carlo di fronte alla pala delle devozioni . Ma e’ forse dopo la sua Damasco nell’estate del ’57 e dopo la intensa esperienza di preghiera che la segui’ (gli Esercizi Spirituali) che sulle macerie provocate dal crollo delle sue sicurezze umane si solidifica la “dimensione mistica” della sua vita, attorno a quel “ confidi nella Provvidenza” di P. Marani a cui corrisponde il suo “Adunque io confido in Dio” (Seconda lettera a D. Pietro Grana del 13 Agosto 1857, Scritti 13, 15). La fiducia in Dio e’ stata l’asse portante che ha sostenuto la sua difficilissima Missione come Lui stesso riconosce al termine della sua vita in una lettera a P. Sembiante dove ricorda con accenti commossi e con abbondanza di particolari la seconda tappa della sua Damasco ai piedi del suo Anania (P. Marani). Nel caso contrario, egli dice : “Chi confida in se stesso, confida nel piu’ grande asino di questo mondo”. Con pungente sarcasmo nota che questa e’ la trappola di “molte sante anime che io conosco”, …”che dicono di confidare in Dio… ma quando capita la tempesta… la fiducia in Dio e’ zero” (Scritti 6879-6880). Comboni scopre in se una forza nuova (l’empowerment di cui si e’ tanto parlato in questo simposio ).
Questo linguaggio lo troviamo nel nostro “oggi”, precisamente nelle Regole dell’Istituto (Reg.21): “L’incontro personale con Cristo e’ il momento decisivo della vita …del missionario. Solo dopo aver scoperto che e’ stato amato da Cristo e conquistato da Lui, egli puo’ lasciare ogni cosa e stare con Lui. Il missionario diviene capace di seguire Cristo rivivendo continuamente questo incontro ” (Rdv, 21). Senza questa dimensione di esperienza mistica la missione sara’ priva della sua anima. Parafrasando una frase famosa di Rahner possiamo dire: Il missionario del futuro o e’ un mistico, una persona che ha sperimentato qualcosa, o non e’ niente”. Come nella storia del Battesimo di Gesu’, solo uscendo dalle acque torbide delle nostre paure o dal flusso delle nostre sicurezze possiamo sentire la voce dolcissima del Padre “tu sei l’amato”. Bisogna mettere l’amore prima delle teorie, altrimenti, lo strazio. La Missione non nasce da ripiegamenti concettualistici di infinite teorizzazioni ma dalla forza travolgente di un amore ricevuto che scoppia in noi a Dio piacendo come una bella giornata. Possiamo cosi’ tracciare il confine tra la “preistoria” di un logoro gnosticismo missionario e la vera “storia” della missione plasmata dalla forza seducente dell’“amore ricevuto”. Come dicono le nostre sorelle comboniane nel loro ultimo capitolo, la mistica comboniana trova la sua fonte primaria nell’esperienza carismatica del Piano e nel Capitolo X delle Regole del 1871 dove e’ nascosta come esse dicono la mistica dell’annuncio, della pazienza, del perdono, della pietra nascosta e della compassione. 
• Relazionale : Un cammino di Solidarieta’ con i fratelli – Lo Spirito Santo e’ principio creatore di comunione e sorgente di un desiderio insopprimibile di comunicare ad altri il proprio dono. Paradossalmente lascio da parte gli aspetti piu’ essenziali di questo cammino dello Spirito verificabili nel concepire la Missione come movimento “ecclesiale” e nell’evento di “fondazione “ di Istituti che ne perpetuino l’opera. Qui facciamo risaltare soprattutto l’aspetto di solidarieta’ con le persone con le quali ha camminato che l’ha portato a disegnare il quadretto ideale del gruppo di missionari che lavoravano con lui come “Cenacolo di Apostoli”.
• Solidarieta’ di Ideali: - Nel suo primo viaggio in Missione la solidarieta’ si fissa sul progetto che ora si restringe alla fatica della seminagione, piu’ che allargarsi ai frutti. (Scritti 213). Nella lettera al Padre (5 Marzo 1858) accenna al metodo usato per risolvere gli intoppi di percorso. Usa tre verbi che possono essere considerati come il Vademecum della solidarietà tra coloro che condividono la stessa impresa quando incontrano le asperita’ del cammino “Venuta la sera, e la notte, noi teniamo consiglio…Si propone, si discute, si prega” (Scritti 261). La solidarietà poi si fa anche dolore per la perdita dell’amico Oliboni (Scritti 398-407). Notiamo pure che: “Il senso di solidarietà del Comboni, vescovo, durante l’ultimo viaggio missionario , nei confronti dei compagni di pellegrinaggio e’ diverso da quello del primo. Nel primo caso la condivisione delle vicende era tra persone di uguale incarico e vissuta in condizioni di apprendimento; qui la condivisione e’ carica di responsabilita’ pastorale e attenta ad infondere coraggio e fiducia”. (M. Trebeschi, 53).
• Solidarieta’ come promozione di vocazione missionaria:- Comboni non e’ andato in Missione da solo ma con un sacco di persone che ha coinvolto nella sua passione per l’Africa, in primo luogo i genitori. “La solidarieta’ con i genitori diventa prima di tutto ricordo della loro continua presenza e consiglio a rinnovare le intenzioni di fedelta’ nella scelta di lasciar partire il figlio per le missioni….non ricorre a mezzi lenitivi per alleviare il dolore del distacco, ma valorizza la sofferenza indirizzandola al fine della sua vocazione; egli associa i suoi genitori alla missione…In poche parole si puo’ dire: il Comboni ha fatto venire la vocazione missionaria anche ai suoi genitori.” (o.c. 55-61). Oltre questo, il Comboni rivela anche una solidarieta’ educativa che si esprime in particolare con i due giovani africani da lui avviati al Sacerdozio. “La solidarieta’ con loro si manifesta nella stima e nella fiducia che anch’essi, come i loro coetanei bianchi, possono diventare sacerdoti…Il piano per la rigenerazione dell’Africa prevedeva questa possibilita’ e appena si presento’ l’occasione il Comboni la attuo’ senza ripensamenti”
• Solidarieta’ problematica – La condivisione del cammino puo’ portare ad attraversare momenti problematici e battute d’arresto. Il Comboni ha conosciuto momenti molto difficili nei suoi rapporti con i Camilliani: un parapiglia che gli fece veramente male, ma e’ arrivato al perdono completo. “Io perdono loro di tutto cuore; il mio trionfo e’ completo (Scritti 4665). Cosi’ pure negli ultimi tre anni con Don Rolleri e Losi. E qui , secondo Lozano Comboni nella sua spiritualita’ raggiunge il vertice di un amore effettivo ed affettivo verso gli avversari . L’amore per l’avversario e’ un tratto dell’amore trasformante dei santi. “Non si tratta dell’amore dettato dalla volontà’ con cui noi, cristiani comuni, perdoniamo chi ci offende e desideriamo il suo bene, bensi’ di una esperienza di amore affettivo comunicato dallo Spirito di Gesu’ per cui il soggetto sperimenta, anche emotivamente amore per l’offensore…Daniele Comboni da’ eroicamente prova di questo amore” (ib. 768).
L’esempio del Comboni, al di la’ di ogni moralismo, e’ un grande insegnamento per il nostro “oggi”, pure tanto problematico. Non e’ vero che quando nascono divergenze siano compromesse con cio’ stesso le leggi dell’amore. Le disparita’ di opinioni possono rappresentare modi diversi di concretizzare i valori. Dobbiamo saper discutere senza spaventarci. Le comunita’ confetto-rosa non esistono. Discutere non vuol dire parlare in termini di ragione o torto, dividere il campo tra vincitore e vinto, vuol dire piuttosto cercare di comprendere le motivazioni dell’altro, ascoltarne i messaggi
3. Valenza missionaria: Se e’ un “carisma di missione” che comporta un “andare”, in quale direzione ci spinge lo Spirito? E’ forse questa la questione piu’ cruciale e discussa. Chi sono i “destinatari” della Missione”? A che cosa siamo chiamati e a chi siamo mandati? Mentre accetto il discorso dominante di questo Simposio mi permetto di collocarlo nel contesto di un chiaro “radicalismo evangelico” nel quale si muove Comboni e che ritengo tuttora valido per noi. In altre parole cerco di vedere la Missione nel suo momento “fontale” ad Antiochia (Atti 13,1-3) e nella comprensione che ne ha avuta Paolo (Rom. 15,18-24) al termine della sua Missione in Asia Minore quando, dopo 10 anni di lavoro di evangelizzazione, ripensa la sua vocazione. Cosi’ ha fatto il Comboni all’avvicinarsi della “fine”.
• “La mia profonda, antica, straordinaria vocazione “– Cosi’ a Sembianti verso la fine della vita. Antica perche’ avvertita tanti anni addietro. Profonda perche’ profondamente radicata nello spirito attraverso un lungo cammino che parte dal Tesol e arriva fino al Calvario dove diventa Straordinaria. Questa vocazione comporta una:
o Dimensione geografica –Un impulso irresistibile non ad “abitare i confini” ma a “varcare i confini”. Comboni poteva avere mille ragioni per restare in Italia ed e’ stato tentato come lui stesso dice, di farlo (Lettera a Sembiante 17 Luglio 1881). Ma “ S’io abbandono l’idea di consacrarmi alle Missioni straniere, sono martire per tutta la vita di un desiderio che comincio’ nel mio spirito da ben 14 anni” ( Scritti 6).
o Indicazione dei Destinatari:- Tra i moltissimi testi cito solo un brano della relazione alla Societa’ di Colonia (6.6.’71) “ Per attuare nelle sue grandi linee il progetto, come l’ho concepito io nel mio spirito…ci vorrebbe una partecipazione generale di tutti i cattolici del globo…onde liberare questi poveri neri dalla notte del paganesimo e far sorgere sopra di loro la luce vivificante della fede in Gesu’ Cristo”. Non ha mai avuto dubbi sui destinatari, le “Genti” da evangelizzare. “Il nostro scopo e’ marcatissimo : l’apostolato della razza nera”. Solo accennando alla conversione di “negri acattolici dimoranti in Egitto” parla, anche di uno “scopo accessorio” (Scritti 1579).
• L’oggi comboniano – Essere partecipi dello spirito del Fondatore non e’ forse vivere il carisma comboniano come disponibilita’ totale all’interno di un Istituto che dovrebbe avere come finalita’ unica e esclusiva l’Evangelizzazione dei non cristiani? Senza questo centro di gravita’, l’identita’ stessa dell’Istituto e’ compromessa. I primi elementi concomitanti di questo zoccolo duro della combonianita’ sono:
o Dedizione totale senza distrazioni : PERSONE che vivono alla “SCUOLA DEL PENSIERO UNICO che non e’ certo un “pensiero debole” perche’ guarda tutti i pensieri ed e’ garante della grandezza della persona. “Su questa grande idea si e’ fissato il nostro pensiero”. Comboni formatosi sul libro di testo della vita dice al Massaia sorpreso della sua magnanimita’ lungimirante “Tutti noi siamo di un solo pensiero disposti ed ardenti di sacrificare la nostra vita per amore di Dio, della Chiesa e dell’infelice Nigrizia.” Il pensiero unico si rivela “pensiero sempre giovane” perche’ si rigenera col cambiare delle situazioni storiche.
o La quotidiana gioiosa scoperta di essere amati da Cristo che ci rende capaci di seguirlo (santi e capaci), perche’ solo chi si sente amato e’ capace di generare amore.
o Creativita’ di programmazione e progettazione quasi codice genetico comboniano come condizione sine qua non per una riattualizzazione della finalita’ specifica.
E’ il caso di domandarsi (ed e’ un “caso serio”) fino a che punto la passione di Paolo e Comboni per Gesu’ e’ al centro della Missione oggi? Se come e’ risultato nel processo di discernimento della “ratio” nella nostra storia abbiamo tirato in barca un po’ tutto, dove e’ andata a finire la specificita’ carismatica della nostra vocazione? E’ ancora riconoscibile, non dico nel nostro modo di fare missione, ma negli stessi documenti fondamentali dell’Istituto? Se si e’ perso di vista la stella polare che da’ una direzione al tutto, e’ certo opportuno parlare di “rifondazione” dell’istituto per tornare alla “primigenia inspiratio”. Allo stesso tempo pero’ e’ da considerare che “La missione e’ della Chiesa”. Una delle grandi intuizioni del Comboni che non stiamo prendendo troppo sul serio.

4. Valenza critica: Nella parte finale dello schema che Benito ci ha dato ho contato 7 interrogativi. Se il numero sette e’ il simbolo della pienezza e’ chiaro che siamo in piena crisi . Una crisi esistenziale e culturale che viene dal dinamismo “profetico” del carisma.
“ Credo che nel prossimo futuro - diceva un teologo - dovremo relegare molte cose in secondo o terzo piano, forse addirittura lasciarcele alle spalle, e fare uno sforzo unico e radicale, personalmente e non solo personalmente, per mostrare in maniera convincente agli altri uomini che cosa e’ Dio nella nostra vita e che egli vive anche in noi. Egli ci strappa sempre a noi stessi. Con lui siamo sempre in cammino, sempre in una fase di esodo. Solo questo riuscira’ a convincere anche altri. Se avessi ancora una seconda vita come teologo, mi libererei da molta zavorra, di tanta vasta erudizione, e rifletterei molto piu’ intensamente su Dio. Qui io vedo una grande possibilita’, si, la possibilita’ che il nuovo movimento missionario, assolutamente necessario, ma da tempo in crisi, non potra’ mettersi in moto senza un nuovo slancio nella questione di Dio, uno slancio che ci faccia di nuovo gioire molto piu’ a motivo della nostra fede”.
• Le crisi nel Comboni
Anche per il Comboni come per molti la crisi ha una duplice valenza
o Esistenziale : tipo quella dell’estate del ’57 che poi si e’ presentata mille volte nella vita come Comboni stesso afferma nella gia’ citata lettera a Sembiante nell’ultimo anno di vita.
o Culturale : Le idee profetiche del Comboni sulla Missione lo hanno messo in stato di “collisione” con la mentalita’ del tempo come ben ha sottolineato P. Valente nella relazione tenuta a Limone per il Simposio sul Comboni nel Luglio del 2007 (cfr. Quaderni di Limone n.1, Comboni e l’Europa del suo tempo , p.73)
• Tra Rischio ed Opportunita’- Il carisma vive della tipica dinamica cristiana del “gia’” e “non ancora” . Mette in “crisi” e relativizza il presente e ci proietta di continuo verso la pienezza di vita del Regno di Dio.
Per esprimere il concetto di “crisi” la lingua giapponese usa un termine che e’ la combinazione di un segno che significa “pericolo” e un altro che significa “opportunita’ ( o “promessa”). La crisi percio’ non e’ la fine di una opportunita’ ma il suo inizio. Cio’ che e’ in gioco e’ il futuro:
o Il processo della “Ratio Missionis” ha messo in rilievo a chiare lettere la “crisi” esistenziale di spiritualita’ che l’Istituto sta attraversando. Il simbolismo della devozione al Sacro Cuore nella sua forma tradizionale e’ “in frantumi”. Ma il suo contenuto essenziale di rapporto personale con Cristo e’ piu’ che mai rispondente alla sensibilita’ moderna assetata di esistenzialita’ come dice bene la “Deus Caritas est “ : “All’inizio dell’essere cristiano, non c’e’ una decisione etica o una grande idea, bensi’ l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che da’ alla vita un nuovo orizzonte e con cio’ la decisione definitiva” (n. 1). E i vescovi Italiani avevano gia’ individuato la linea emergente del Magistero della Chiesa sulla Missione “nell’incontro personale con Cristo come sorgente e forma della missione”.
o Di fronte alla crisi “gnostica” della Missione, di cui sopra, non e’ forse opportuno accogliere l’invito di Giovanni Paolo II che mette accanto all’indagine teologica “quel grande patrimonio che e’ la “teologia vissuta dei Santi” (NMI n.27)? Essi ci offrono indicazioni preziose per tradurre la “Ratio Missionis” nel documento scritto nei cuori dell’”Amor Missionis” come era nei modelli che ci hanno ispirato in questa meditazione E RE-IMPOSSESSARCI della Passione del Comboni per la Missione.
p. Danilo Castello
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